La disperazione della mamma del bimbo precipitato nella metrò a Roma. “Mi è scivolato via”. Denunciati un addetto dell’Atac e due vigilantes dell’Italpol. L’accusa è a vario titolo in base alle responsabilità

Rose bianche e girasoli. Alcune candele e un foglietto con su scritto “riposa in pace piccolo angelo”. Una sorta di piccolo sacrario spontaneo sta sorgendo da questa mattina davanti alla stazione di Furio Camillo a Roma dove ieri è morto un bambino di 4 anni precipitando da un’intercapedine tra la coppia di ascensori di servizio. Una piccola follia è raccolta in silenzio, come se pregasse. Alcuni scuotono la testa pensando ai genitori altri invece si lasciano andare a sfoghi. “Questa metro è maledetta – dice Mario, un pensionato del quartiere – . Le scale mobili sono sempre rotte, questi ascensori funzionano male e la metro è un carro bestiame”. Sua moglie lo zittisce “per amore di questo bambino e della sua famiglia”. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta. L’Atac ha nominato una commissione interna. “Errore umano”, l’ha definito ieri l’assessore ai Trasporti Ugo Improta. La tragedia è avvenuta nell’operazione di trasbordo tra l’ascensore rimasto bloccato e il suo gemello. Una procedura errata e contro ogni misura di sicurezza. Tre persone sono state denunciate per concorso in omicidio colposo per l’incidente. Si tratta di un addetto dell’Atac e di due vigilantes dell’Italpol. L’accusa è a vario titolo in base alle responsabilità. Una tragedia tanto grande da essere difficile da accettare. Un figlio, di soli cinque anni, che muore dopo un volo nel vuoto, davanti agli occhi della madre, nella tromba dell’ascensore di una metro. “Me lo sono visto scivolare dalle mani – avrebbe detto sotto choc Francesca, la sua mamma, subito dopo la tragedia -. Perché proprio a me?”. Da una prima ricostruzione sembra sia stata questione di un attimo: il bimbo era rimasto bloccato in ascensore con la mamma ed è precipitato durante le operazioni di trasbordo. Dopo, la donna, di circa 40 anni e originaria di Latina, sarebbe rimasta incredula dentro un gabbiotto vicino all’ascensore, sotto choc: sembrava non aver realizzato la tragedia. Il momento più doloroso – riferiscono i presenti – è stato quando ha compreso che stavano portando via il corpo del figlioletto: a quel punto ha capito che era davvero finita e si è abbandonata alla disperazione. A starle vicino durante quelle interminabili ore nella stazione sono stati alcuni psicologi del Comune di Roma e anche lo stesso sindaco Ignazio Marino che si è intrattenuto a lungo nei sotterranei della metropolitana, chiusa al pubblico. In un secondo momento è arrivato anche il compagno di Francesca e padre del bambino, Giovanni: più grande d’età, pare avesse perso da poco il lavoro in una libreria. I due, che abitano nella zona vicino alla fermata di Furio Camillo (teatro dell’incidente), hanno lasciato la stazione lontano dalle telecamere dopo che il corpo del bambino è stato trasportato altrove. Il dramma ha sconvolto tutti: dal sindaco, che ha parlato di “una tragedia per tutta Roma” e ha deciso per il lutto cittadino, ai soccorritori. Anche i vigili del fuoco che si sono calati nella tromba dell’ascensore quando sono risaliti avevano gli occhi pieni di lacrime.

Lascia un commento