Migranti – Il bimbo sulla spiaggia dove muore l’Europa, simbolo di una tragedia. La famiglia sognava il Canada

Aveva tre anni. Ed era nato a Kobane, nel nord della Siria. Scappava da una guerra che ha ridotto in polvere la sua città e ucciso migliaia di suoi compagni di giochi.

Aylan Kurdi.

Secondo i media turchi, è questo il nome del bambino morto annegato nel tentativo di raggiungere l’Europa, la cui immagine ha fatto il giro del mondo. Prima di andare avanti voglio parlare di questa immagine. Molti media hanno deciso di non renderla pubblica anche se come detto la foto ha fatto il giro del mondo. E’ un immagine straordinariamente potente, la foto è stata diffusa da un’agenzia turca e il primo che l’ha pubblicata è stato il quotidiano britannico “The Indipendent”. Se l’immagine di un bambino siriano morto sulla spiaggia non cambia l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dei rifugiati, cosa può farlo? Io sono assolutamente d’accordo ed è per questo che alla fine del post pubblicherò questa foto che sicuramente molti di voi avranno gia visto. Lui è solo sulla spiaggia, e i bimbi non sono mai soli sulla spiaggia, nemmeno quando chiudono gli occhi. il mare lo accarezza come se ne avesse pietà dopo averlo strappato a una piccola barca e poi accompagnato a riva. Troppo piccolo lui, per temere le onde e la guerra, la disperazione di un viaggio. E’ a pancia in giù, la testa girata, le braccia lungo i fianchi, come stanno i bambini piccoli nel lettino, quando dormono. Ha la maglietta rossa, i pantaloncini scuri e le scarpette allacciate ai piedi, doveva andare lontano. E invece è lì, immobile su una terra straniera, a Bodrun in Turchia.

Aylan, sempre secondo i giornali turchi ripresi poi dai principali quotidiani internazionali come il Guardian, è morto insieme al fratello Galip, 5 anni. Su Twitter sono circolate anche delle immagini dei due bambini, vivi e sorridenti. In mezzo a loro un orsacchiotto bianco. E tanti, tantissimi sono stati i messaggi di dolore arrivati da tutto il mondo. I quotidiani britannici sono quelli che più hanno insistito sull’atrocità della condizione dei migranti, costretti a tentare il tutto per tutto pur di salvarsi dalla guerra, mentre l’Europa chiude loro le porte in faccia. Ma la notizia è poi rimbalzata in tutto il mondo. In questi mesi il flusso di persone che scappano dalla Siria attraverso la Grecia è aumentato drammaticamente toccando la quota di 205 mila rifugiati solo nel 2015 (sono 4 milioni dall’inizio della guerra, nel 2011), secondo i dati dell’Alto commissariato per i rifugiati. Di questi la maggioranza (il 69 per cento) sono siriani. In particolare, Kobane, negli ultimi due anni, è stata teatro di combattimenti violentissimi che hanno visto contrapporsi le milizie curde ai jihadisti di Isis. Ma non solo. I rifugiati siriani scappano anche dalle bombe di Assad che dal 2012 colpisce duramente la popolazione con ogni tipo di arma per soffocare l’ascesa dell’opposizione.

Un attivista anti Isis di Raqqa, Abdalaziz Alhamza su Twitter ha scritto che la madre di Aylan e Galip sta bene, era ad Atene e ora è tornata sull’isola di Mytilene, il suo terzo figlio sta bene. Si tratta però di informazioni che non sono verificate. Altri media riportano invece che tutta la famiglia, compresa la madre di nome Rehan, sia morta durante la traversata. Un quotidiano canadese, Ottawa Citizen, spiega come la zia di Aylan, Teema Kurdi, che ora vive in Canada, sia stata contattata dal padre del bambino, sopravvissuto alla traversata, che le ha dato la notizia della morte dei figli e della moglie. Teema avrebbe tentato invano di far ottenere il visto alla famiglia per trasferirsi in Canada. Ma la richiesta sarebbe stata rifiutata in giugno. Secondo l’agenzia di stampa turca Dogan in quella traversata, tra Kos e Bodrum, insieme ad Aylan, sono morte 12 persone.

Poche informazioni dunque, sulla storia di quel bambino, la cui immagine ha scosso il mondo interno. Quel che è certo è che quel corpo, piccolo, piccolissimo, con la maglietta rossa, e il viso riverso nella sabbia, è stato raccolto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, punto di passaggio di migliaia di rifugiati che da quel tratto di mare passano per raggiungere le isole greche come Kos, da cui poi tentano di continuare il viaggio verso il nord Europa.

Lascia un commento