Il presente contributo intende esaminare in chiave analitica e accademica la figura di Padre Domenico e le presunte manifestazioni bilocative a lui attribuite. Attraverso un vaglio critico che separi la componente agiografica dalla ricostruzione documentale, si analizzeranno il quadro concettuale della bilocazione nella tradizione cristiana, le testimonianze storiche riguardanti il cappuccino abruzzese e le differenti griglie interpretative fornite dalla teologia, dalla psicologia della percezione e dall’antropologia della religione.
Inquadramento teorico e teologico del fenomeno bilocativo
Prima di addentrarsi nella disamina biografica e documentale relativa a Padre Domenico da Cese, si rende rigorosamente necessaria una chiarificazione epistemologica sul concetto di bilocazione. Nella metafisica scolastica e nel pensiero di Tommaso d’Aquino, la bilocazione intesa come la simultanea presenza fisica e circumscrittiva di un medesimo corpo in due spazi distinti costituisce una contraddizione logica irrisolvibile persino dall’onnipotenza divina, poiché violerebbe il principio di identità e di individuazione corporea.
Nel Commentario alle Sentenze (IV Sent., Dist. 44, q. 2, a. 2), Tommaso d’Aquino precisa chiaramente:
“Ponere quod sit localiter in hoc loco, et tamen sit in alio loco, est ponere contradictoria esse simul. Unde, secundum praemissa, hoc a Deo fieri non potest.”
Ovverosia, la collocazione corporea simultanea in luoghi differenti è un assurdo ontologico. Di conseguenza, la teologia cattolica classica ha elaborato una distinzione fondamentale per spiegare tali fenomeni straordinari:
- Bilocazione oggettiva o somatica (Rara o Apparente): Il soggetto rimane fisicamente presente in un unico luogo (ad esempio in stato di estasi o profonda orazione), mentre nel luogo secondario si manifesta una rappresentazione corporea sensibile — definita dalla teologia sacramentale come “soggetto rappresentativo” o figura angelica/divina che assume il sembiante della persona.
- Bilocazione soggettiva o pneumatica: Il soggetto vive un’esperienza di estasi in cui la sua coscienza percepisce nitidamente di trovarsi ed operare in un luogo lontano, pur restando la sua struttura biologica immobilizzata nella sede primaria.
Nelle biografie agiografiche dei secoli passati — da San Francesco Saverio a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fino a San Pio da Pietrelcina — le narrazioni popolari tendono ad assimilare la bilocazione a una sorta di ubiquità materiale. L’indagine accademica deve invece tenere presente che la Chiesa cattolica, nei suoi processi canonici per le cause dei santi, valuta la bilocazione non come prova diretta di santità, bensì come un “carisma gratuitamente dato” (gratia gratis data), secondario rispetto all’esercizio eroico delle virtù teologali e cardinali.
Profilo biografico di Padre Domenico da Cese
Per comprendere il contesto socio-religioso in cui si sono sviluppate le testimonianze sui prodigi di Padre Domenico, occorre ripercorrerne le tappe essenziali della vita.
Emidio Petracca nacque a Cese, frazione di Avezzano (L’Aquila), il 27 marzo 1905, da una famiglia di agricoltori. L’infanzia del giovane fu segnata da un evento traumatico di portata storica: il devastante terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, in cui perirono oltre 30.000 persone, tra cui due sue sorelle e numerosi parenti. Le cronache agiografiche riportano che il piccolo Emidio rimase sepolto sotto le macerie della chiesa parrocchiale e fu tratto in salvo da un uomo sconosciuto, una figura che decenni più tardi egli avrebbe riconosciuto nell’immagine del Volto Santo di Manoppello.
Entrato tra i Frati Minori Cappuccini nel 1921, assunse il nome religioso di fra Domenico da Cese. Ordinato sacerdote a Sulmona l’11 ottobre 1931, prestò servizio in diversi conventi abruzzesi, operando come cappellano militare e d’ospedale, fino al definitivo trasferimento nel 1966 presso il Santuario del Volto Santo di Manoppello (Pescara), luogo a cui legò indissolubilmente il proprio ministero spirituale fino alla morte, avvenuta a Torino il 17 settembre 1978 in seguito a un incidente stradale.
| Cronologia essenziale di Padre Domenico | |
|---|---|
| 1905 | Nascita ad Avezzano (Cese) come Emidio Petracca. |
| 1915 | Sopravvive al terremoto della Marsica; perdita dei familiari. |
| 1921 | Ingresso nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. |
| 1931 | Ordinazione sacerdotale a Sulmona. |
| 1966 | Assegnazione al Santuario del Volto Santo di Manoppello. |
| 1978 | Decesso a Torino il 17 settembre a causa di un investimento. |
Le testimonianze storiografiche sulle bilocazioni
Le segnalazioni di presunte bilocazioni riguardanti Padre Domenico da Cese hanno iniziato a circolare prevalentemente a partire dagli anni ’50 e ’60 del Novecento, intensificandosi durante il suo soggiorno a Manoppello. L’analisi documentale evidenzia due tipologie principali di episodi: le apparizioni al capezzale di malati o sofferenti e le concomitanze con eventi solenni.
1. La presenza ai funerali di Padre Pio da Pietrelcina (1968)
L’episodio più noto e dibattuto riguarda la supposta presenza di Padre Domenico ai funerali di San Pio da Pietrelcina, celebratisi a San Giovanni Rotondo il 26 settembre 1968. Secondo la biografia redatta da Bruno Sammaciccia (1979) e le deposizioni raccolte durante la fase diocesana della causa di beatificazione, diversi testimoni sostennero di aver visto e salutato Padre Domenico tra la folla di frati che accompagnava il feretro.
Al contempo, i registri del convento di Manoppello e le dichiarazioni dei confratelli abruzzesi attestavano la presenza fisica ininterrotta di Padre Domenico all’interno del proprio santuario nella medesima giornata. L’episodio ha assunto un rilievo mediatico e agiografico notevole quando alcuni sostenitori hanno indicato un fotogramma d’epoca delle riprese televisive della RAI in cui figurerebbe un frate cappuccino dalle fattezze anatomiche e dal portamento sovrapponibili a quelli di Padre Domenico.
2. Le visite al capezzale e l’interpretazione angiolare
Un ulteriore corpus di testimonianze riguarda persone residenti in varie regioni d’Italia (in particolare in Abruzzo, Puglia e Piemonte) le quali hanno dichiarato di aver ricevuto visite di Padre Domenico durante momenti di crisi medica o spirituale. In diversi casi, quando i fedeli si recavano successivamente a Manoppello per ringraziare il cappuccinista, questi rifiutava il ruolo di operatore diretto del prodigio.
È documentato che a coloro che gli chiedevano spiegazioni dirette sul fenomeno della bilocazione, Padre Domenico fosse solito rispondere con espressioni di profonda umiltà e minimizzazione:
“È il mio Angelo custode che prende il mio posto” o “Io non so nulla, è il Signore che fa tutto”.
Questa precisazione del frate coincide pienamente con la dottrina teologica scolastica sopra citata, rifuggendo qualsiasi interpretazione magica o ego-centrata del fenomeno.
Analisi critica, prospettiva scientifica e fattori antropologici
Un’indagine condotta con rigore metodologico non può limitarsi alla sola trascrizione dei racconti di fede, ma deve sottoporre il materiale documentale a un vaglio critico multidisciplare.
1. La critica storica e la natura delle fonti
La maggior parte delle testimonianze sulle bilocazioni di Padre Domenico proviene da fonti secondarie o da deposizioni orali raccolte a distanza di anni dagli eventi. Nel processo di trasmissione orale, i meccanismi psicologici della devozione tendono ad amplificare i dettagli straordinari, trasformando somiglianze somatiche o sogni nitidi in eventi fisici certi. Nel caso specifico dei funerali di Padre Pio, l’elevata affluenza di frati cappuccini (molti dei quali con barbe e abiti religiosi del tutto simili) rende scientificamente elevata la probabilità di un errore di riconoscimento visivo (prosopagnosia contestuale o errore di identificazione).
2. Psicologia della percezione e allucinazione telepatica
Dal punto di vista della psicologia clinica e delle scienze cognitive, molte delle “apparizioni a distanza” in contesti di grave sofferenza fisiologica o emotiva (come il capezzale di un malato) possono essere ricondotte a:
- Allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche: Stati alterati di coscienza legati alla veglia e al sonno in pazienti prostati.
- Proiezione del desiderio: Un forte legame affettivo o spirituale con la figura del confessore può generare percezioni visive vividissime.
- Suggestione collettiva e rielaborazione della memoria: La diffusione della fama di “uomo di Dio” attribuisce a posteriori significati prodigiosi ad apparizioni o sensazioni olfattive del tutto casuali.
3. Antropologia del sacro e sovrapposizione d’immagine
Nel panorama antropologico dell’Abruzzo del XX secolo, la figura del frate carismatico rispondeva a un profondo bisogno di protezione e intercessione. La sovrapposizione tra la figura di Padre Pio da Pietrelcina e quella di Padre Domenico da Cese è un elemento socio-culturale cruciale: Padre Domenico è stato spesso definito il “Padre Pio d’Abruzzo”. Questo fenotipo devozionale ha proiettato sul monaco di Cese le medesime categorie prodigiose (bilocazione, lettura dei cuori, stigmata nascosta) già ampiamente diffuse nell’immaginario collettivo cattolico legato al frate garganico.
Il verdetto della Chiesa e lo stato della causa di beatificazione
La Chiesa cattolica approccia i fenomeni mistici straordinari con estremo scetticismo ed elevato rigore procedurale. Nel Codice di Diritto Canonico e nelle istruzioni della Congregazione per le Cause dei Santi (ora Dicastero), i prodigi fisici non costituiscono il fondamento per la dichiarazione di santità.
La causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Domenico da Cese è stata avviata ufficialmente a livello diocesano nel luglio 2015 dall’Arcidiocesi di Pescara-Penne, conferendo al frate il titolo di Servo di Dio. Le commissioni storiche e teologiche incaricate dell’esame degli scritti e delle testimonianze concentrano il loro lavoro primario sulle virtù eroiche: la carità dimostrata verso i bisognosi, la fedeltà ai voti francescani di povertà, castità e obbedienza, e l’instancabile dedizione alla promozione del Volto Santo di Manoppello.
I presunti fenomeni di bilocazione vengono archiviati come “elementi carismatici accessori”, la cui veridicità storica o teologica rimane materia di studio e libero convincimento dei fedeli, senza imporre alcun dogma di fede.
Conclusioni storiografiche
La vicenda storico-religiosa di Padre Domenico da Cese si colloca all’incrocio tra l’esperienza della mistica cristiana e la percezione antropologica del prodigioso. Se da un lato la critica storica e la psicologia impongono la massima cautela nell’accettazione letterale dei resoconti bilocativi, dall’altro lato l’impronta lasciata dal cappuccino nella memoria collettiva dei fedeli abruzzesi e italiani rimane un fatto storico innegabile.
L’insegnamento più autentico che emerge dalla documentazione rigorosa sulla vita del frate non risiede nel sensazionalismo di presunti viaggi aerei dell’anima o del corpo, bensì nella sua condotta di vita sobria, dedita all’ascolto, alla riconciliatione e al culto del Volto di Cristo. La bilocazione, letta attraverso la stessa lente di Padre Domenico, rimane un mistero della grazia da ridimensionare con umiltà teologica, riconducendolo non alla gloria del singolo uomo, ma all’azione insondabile della Fede.
Fonti e riferimenti bibliografici
- Associazione Volto Santo Ruvo – Profilo di Padre Domenico da Cese
- Storie delle Cese – Scheda storica e testimonianze su Padre Domenico
- Santi e Beati – Servo di Dio Domenico da Cese (Emidio Petracca)
- In Terris – Il mistero teologico e filosofico della bilocazione
- La Luce di Maria – Testimonianze sulla bilocazione e i funerali di Padre Pio
Potete ascoltare il podcast che tratta questo articolo QUI
